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Il CPIA2 Firenze al tempo del Coronavirus: didattica innovativa nelle classi plurilingue

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Il mese appena trascorso è stato cruciale per la vita di tutti noi, principalmente per coloro che sono stati colpiti dal virus, ma anche per gli altri. L’emergenza Covid 19 ha avuto conseguenze in tutti i settori, condizionando le scelte e lo stile di vita personali.

Le decisioni prese dal Governo e le norme di comportamento necessarie per bloccare il virus hanno impattato sulle nostre abitudini. Siamo stati costretti ad annullare tutte le lezioni, gli eventi, le visite guidate e le altre iniziative culturali che avevamo in programma di fare insieme. Una situazione di “eccezionalità”, questa, che non si era mai verificata dal dopoguerra.

Come tutte le crisi, però, anche questo momento di “sospensione” dalle attività didattiche e dalle nostre abitudini, come andare al cinema o ad ascoltare un concerto, o andare a teatro o fare una bella passeggiata in compagnia di amici, è diventata l’occasione per sperimentare altre modalità di comunicazione e opportunità.
Al tempo del Coronavirus, le aule scolastiche sono diventate digitali. E’ da lì si affacciano ogni giorno i volti degli alunni, tutti insieme ma ognuno a casa sua, di fronte al prof. di turno.

I professori del CPIA2 Firenze da più di tre settimane fanno lezione dalla propria abitazione davanti ad una classe virtuale. I più abili, senza troppi problemi; qualcuno chiede aiuto proprio ai ragazzi e studia con loro; gli altri con la determinazione e la caparbietà di chi sente di avere una missione da compiere e non demorde. Sono ammirevoli nel loro impegno quotidiano.

Ciascuno collabora con i propri mezzi: chi interagisce in chat con i ragazzi su WhatsAP, chi usa inviare mail; chi si adopera per fare share di lezioni registrate, spiegazioni e slides con We School, chi si incontra su Meet di Google Suite o lancia sfide continue sui propri canali personali You Tube, Facebook o Skype. Anche il Dirigente Arnolfo Gengaroli ha accettato la sfida della scuola a distanza e, giorno per giorno, tenta di affinare i meccanismi per raggiungere e coinvolgere tutti, docenti e alunni, senza lasciare indietro nessuno. La connessione a distanza purtroppo esclude non solo chi non ha un computer, un terzo degli studenti del CPIA2, ma anche chi non ha una buona connessione. Anche in condizioni ottimali più di due videolezioni al giorno non si riescono a fare, salta tutto. Ci sono studenti che possono collegarsi solo col telefono. Altri che non hanno neanche Internet. Altri che, pur avendo i device, non sono abbastanza alfabetizzati all’uso dei programmi informatici. Gli insegnanti stessi fanno i conti con la lentezza della connessione, i giga che servono e chiedono di poter avere l’estensione della linea Internet.

Non tutto fila sempre liscio, quindi. Di fronte all’emergenza, si tenta di sopperire all’assenza del digitale con la vecchia e cara carta, ma spedire materiali è rischioso, quando si sa in partenza che è meglio “restare a casa”.

Si cerca di mantenere una regolarità di tempi, spazi virtuali e orari, laddove non c’è. Nelle classi plurilingue qualche studente più debole anche linguisticamente abbandona la chat; qualcuno mostra di avere difficoltà di autogestione del materiale inviato; qualcuno, invece, magari più adulto e con solide competenze di base in partenza ringrazia, perché – ammette – solo attraverso la DAD è riuscito a conciliare tempi per i figli e per lo studio.
“Il Coronavirus ci sta obbligando a realizzare una cosa che non avevamo ancora iniziato a fare”, ammette il Prof. Passarello della sede di Bagno a Ripoli, riferendosi a “quel 20%” di Formazione a Distanza o FAD prevista dalle linee guida ministeriali dei CPIA e sperimentata al momento solo in alcune sedi per l’apprendimento permanente.

È la didattica della lentezza, questa, diluita e ragionata. Una didattica della fiducia, che fa appello alla responsabilità individuale in una classe capovolta.

Il CPIA2 Firenze insiste su territori molto distanti tra loro: dal Valdarno alla Valdisieve, al Mugello, ma la comunità digitale è molto forte, in questo periodo. C’è grande collaborazione tra gli insegnanti delle tre sedi.

Il bisogno di formazione è grandissimo per colmare i gap digitali e nasce l’esigenza di trovare modelli ai quali ispirarsi, proporne altri, analizzare e discutere quelli adottati per fare didattica a distanza con le proprie classi. Ci si confronta e ci si aiuta sui forum, nelle chat, negli webinar, in spazi virtuali di co-costruzione di conoscenza e condivisione di pratiche. Scompaiono gradi e ordini di scuola e resta l’alunno al centro con il docente regista, non leader.

La dotazione tecnologica della scuola non aiuta, ma si cerca di adoperarsi affinché tutti possano connettersi direttamente con i propri dispositivi e i programmi a disposizione e le piattaforme digitali in uso al momento. Non c’è una ricetta per la didattica innovativa: tutti noi possiamo approcciarci a metodologie e tecniche che vanno scoperte e condivise. E’ importante potersi incontrare e vedere anche solo virtualmente, non solo per fare lezione e travasare contenuti, ma anche per mantenere la relazione con l’altro attraverso lo sguardo, scambiarsi opinioni e confrontarsi a vicenda su quanto sta accadendo in una dimensione reale dell’apprendimento, che è quella orizzontale e non più verticale. Anche questo del resto è fare scuola. Poter condividere un disagio nella lotta contro un nemico invisibile. “Stiamo cercando di operarci per dare un computer agli adulti e ai giovani studenti che non lo hanno”, dice il Preside Gengaroli. E il corpo docente ha colto questa sfida come opportunità.

Manca purtroppo il contatto con i compagni. Questa emergenza riduce il corpo a un oggetto sanitario. Vita o morte, conta solo la salute. Il piacere, un abbraccio, un bacio, il sapere, la prestazione intellettuale sono accessori minori. Quel che importa è evitare il contagio.

I ragazzi del CPIA2, soprattutto i minori stranieri non accompagnati, ma anche i cosiddetti “neet”, quelli che generalmente la scuola trascura e appartengono alle fasce più deboli dell’utenza scolastica, lo hanno capito subito e benissimo. Nella solitudine della loro camera stanno a casa, disciplinati, come soldati, a sistemare il loro disordine delle lezioni on line. Poi finiscono per perdere il contatto con il calendario e assistono impotenti al mondo che si ferma. Vorrebbero zoommare con la telecamera per uscire da un film distopico, ma si accorgono che niente sostituisce il rapporto umano. E allora, tra la babele delle varie lingue parlate, nasce un nuovo linguaggio, una nuova didattica, anche se a distanza. Il linguaggio dei sentimenti e del ricordo e la didattica della pazienza e della speranza; quella che nella dinamica dello svantaggio, della paura, educa e stimola emozioni positive quasi dimenticate: l’entusiasmo, l’energia, la passione per ciò che si fa. I risultati dei ragazzi sotto questo punto di vista sono straordinari: emergono dai collage, i caviardage, i calligrammi e altri lavori creativi svolti. “La musica del cuore fa bene al cervello”, scrivono; è l’immagine di un “soffione” in un mondo “chiuso dal virus come “in una gabbia”. Ogni uomo ha una sua letteratura e un suo patrimonio di memorie. Pur nell’isolamento forzato, l’educazione alla cultura, all’estrosità, all’amore per il bello, valori che fanno parte dei nostri ricordi, ci unisce e ci fa sentire tutti più vicini, utili per il futuro, parte di una vera comunità.

Valentina Verze,
docente CPIA2 Bagno a Ripoli, 10.04.2020

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